ERNIE della PARETE ADDOMINALE

Tipi di ErnieLe ernie della parete addominale sono forse la patologia più frequente da cui è affetto l’uomo dalla nascita alla vecchiaia. Esistono infatti ernie che si manifestano alla nascita o nei primi periodi di vita, cosiddette congenite, che possono talora regredire spontaneamente con la crescita, ed ernie acquisite, che possono colpire entrambi i sessi in qualsiasi età, anche se prediligono per lo più l’anziano.

L’ernia si manifesta come una tumefazione, in genere visibile, della parete dell’addome, dovuta ad una debolezza e/o ad uno sfiancamento del tessuto muscolare di una determinata zona, vuoi per sforzo acuto o cronico, vuoi per altri fattori (stipsi, obesità) e prende nome dalla regione in cui compare. Pertanto si parla di:
  • ernia inguinale, in assoluto la più frequente, che colpisce in netta prevalenza il sesso maschile e si manifesta lateralmente al pube, ma talora può andare ad occupare anche lo scroto;
  • ernia crurale, che è invece prevalente nella donna, di piccole dimensioni, di solito visibile in corrispondenza della piega della coscia;
  • ernia ombelicale, equamente distribuita nei due sessi, che compare in corrispondenza dell’ombelico, o subito al di sopra, al di sotto, o lateralmente ad esso;
  • ernie laterali dell’addome ( o di Spigelio ), che sono molto più rare delle altre sopra citate e non raggiungono mai grandi dimensioni;
  • ernie recidivate, ovvero quelle che ricompaiono dopo un intervento di plastica erniaria, un tempo non infrequenti, ma diventate assolutamente rare ( < 1% dei casi) da quando è entrato nell’uso comune l’utilizzo di materiale protesico (reti di polipropilene, goretex, biologiche, ecc.) per la riparazione chirurgica;
  • ernie incisionali, o laparoceli, che sono quelle che possono comparire in corrispondenza di un’incisione chirurgica effettuata nel corso di una precedente operazione sull’addome, dovute al cedimento parziale o totale della sutura interna.

TERAPIA

Rete ProleneIn tutti i casi citati è ormai assodato che la terapia risolutiva di tali patologie è quella chirurgica. Questo perché con l’uso delle reti la maggior parte degli interventi mirati a risolvere un’ernia si eseguono in regime di Day Surgery, ovvero con un ricovero di poche ore, favorito anche dalle pratiche anestesiologiche, in genere locali o loco-regionali, allo stesso modo di quelle praticate per la cura dei denti, ma soprattutto dalla assenza quasi assoluta di tensione (tension-free) in corrispondenza dei tessuti soggetti a riparazione (plastica).

Appare pertanto spropositato, e talora anche pericoloso, l’utilizzo di cinti, fasce, o sistemi di compressione esterna per la cura dell’ernia. Tali presidi possono invece dare un apporto nel periodo di attesa dell’intervento e nel postoperatorio, a proteggere la protesi (mesh) per il tempo necessario ad amalgamarsi ai tessuti che la circondano. Inoltre non va dimenticato che una buona percentuale di queste ernie tende ad intasarsi, o a strozzarsi (soprattutto quelle di dimensioni più piccole, tipo le crurali , e/o ombelicali), e richiede pertanto interventi in urgenza.

Nei casi programmati le procedure chirurgiche possono attuarsi per via incisionale, ovvero con un’incisione solitamente in anestesia locale in corrispondenza dell’ernia, il successivo isolamento del sacco erniario e il suo riposizionamento nella cavità addominale, l’apposizione di una rete (mesh o patch) , di un fiocchetto o tappino di rete (plug), o di entrambi. A seconda della tecnica usata, il materiale protesico può essere suturato con filo non riassorbibile come se fosse una toppa, o lasciato libero (sutureless) di amalgamarsi spontaneamente ai tessuti a cui va ad aderire tenacemente nel giro di venti giorni circa.

Esiste ancora la possibilità di fissare la rete, esclusivamente per evitarne la migrazione che può avvenire precocemente, con pochissime suture a lento riassorbimento che consentono di evitare granulomi da punto e dolori postoperatori persistenti, dovuti ad intrappolamento di nervi nelle suture praticate. In tali casi si possono utilizzare anche due protesi: PAP (Patch And Plug).

La seconda procedura chirurgica attuabile avviene per via laparoscopica, tecnica solitamente meno utilizzata, sia perché necessita sempre di anestesia generale, sia perché più lunga e indaginosa, ma spesso risolutiva nei casi di ernia plurirecidivata, in cui i pregressi interventi per via incisionale sono ripetutamente falliti.
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