RAGADI ANALI

Si presentano sotto forma di fissurazioni (ulcere superficiali) a carico del tratto distale del canale anale, per lo più precedute da un piccolo nodulo (papilla sentinella o pseudo polipo fibroso) e determinate in genere dall’ipertono dello sfintere interno dell’ano e dalla conseguente anemia. Provocano intenso dolore che si manifesta maggiormente in occasione della Defecazione e che perdura anche successivamente per alcune ore. Quando si cronicizzano il dolore diventa persistente e può accompagnarsi ad altri disturbi della sfera urogenitale, che possono far sospettare la coesistenza di altre affezioni a carico della prostata,della vagina, della vescica, dell’uretra, ecc. Il trattamento medico mira a prevenire la stipsi e a creare una analgesia topica, e si avvale di dilatazioni anali progressive, creme e pomate cicatrizzanti e anestetiche. Le terapie più recenti si basano sulla tossina botulinica, creme con calcioantagonisti e trinitroglicerina (GTN). Questi ultimi trattamenti risultano più efficaci dei precedenti e fanno ormai parte delle Linee Guida Internazionali, in quanto determinano una sfinterotomia chimica.

Trattamento chirurgico della ragade anale

  • L’intervento di divulsione (cioè di dilatazione forzata) anale fa ormai parte della preistoria della chirurgia della ragade.
  •  Da molti anni l’intervento preferito dai chirurghi colon proctologici è la sfinterotomia laterale interna, ovvero l’incisione del bordo inferiore dello sfintere anale, che però non è indenne da complicanze (incontinenza a feci e/o ai gas in quasi il 10% degli operati). Altri interventi che non toccano lo sfintere sono pertanto attualmente in voga, come la fissurectomia sec. Armstrong, che tratta la ragade come fosse una fistola intersfinterica in fase iniziale, ovvero asportando la ragade ed incidendo mucosa e sottomucosa fino allo sfintere interno.
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